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La philosophy for children

La Philosophy for children (conosciuta anche con l’acronimo P4C) rappresenta oggi, a più di trent’anni dalla sua creazione, una delle proposte più riuscite nell’educazione al pensiero.
La traduzione letterale in italiano "filosofia per bambini" potrebbe indurci a pensare che si tratti di una filosofia semplificata e adattata per i piccoli ma è sufficiente sfogliare uno dei libri scritti appositamente per il programma, per capire che saremo fuori strada.
In questi racconti non vi sono riferimenti espliciti alla storia della filosofia, ne vengono citati gli autori o le autrici anche se i contenuti della nostra tradizione filosofica sono abilmente sottesi.

P4C è un curricolo che è anche un movimento educativo, è un metodo, oltre che ad essere un ideale pedagogico.
E’ stato creato intorno agli anni ‘970 da Lipman che era, all’epoca, un professore di logica alla Columbia University di New York.
Lipman ha cercato di dare una risposta a un problema che lui percepiva in modo molto forte: si era accorto che gli studenti non sapevano pensare criticamente e manifestavano grossi problemi ad affrontare la sua materia.
Per questo motivo, Lipman si era interrogato anche su come riuscire ad insegnare a pensare, come insegnare la logica prima di quel momento.
In quegli anni, la psicologia evolutiva si ispirava fortemente a Piaget, epistemologo genetico che ha elaborato una teoria molto ampia e consistente, relativa agli stadi del pensiero.
Lipman si lasciò guidare dalla teoria pagetiana (a cui seguirono, successivamente, anche altri stimoli mutuati dalla psicologia della mente), per individuare intorno ai 10-11 anni l’età - corrispondente alla produzione del pensiero ipotetico-deduttivo -, in cui si poteva insegnare la logica.
Per questo Lipman iniziò il suo curricolo, scrivendo un racconto per bambini di 11 anni "Henry Stottelmeier scopre la logica" (si tratta di una storpiatura di Aristotele, considerato il padre della logica).

La scoperta di Henri Stottelmeier è la scoperta che fece Aristotele per introdurre i ragazzini a una riflessione intorno alla logica.

L’altra forte intuizione di Lipman fu quella di creare un contesto tipico in cui insegnare la logica per far leva sulla forte carica emozionale del pensiero narrativo e che potesse, in qualche modo, attrarre i bambini.
Il suo sforzo fu quello di favorire un contesto educativo che potesse favorire lo scambio di punti di vista e la messa in opera di un pensiero logico formale ma anche informale.
Ed è per questo che lui di forte formazione pragmatica, sostenitore di Dewey, Peirce, Mead, pensò di fare propria un’idea di comunità di ricerca pensando che i bambini avrebbero dovuto riflettere insieme e avvicinarsi al pensiero logico all’interno di un ambiente particolare e accogliente.
Da qui parte l’esperienza di Lipman che invece di seguire un percorso evolutivo, invece di andare avanti nei racconti dei bambini più grandi, per gli adolescenti, si trovò a decidere di tornare indietro.
L’esperienza delle classi delle elementari era in grado di dimostrare che i bambini potevano avvicinarsi a questioni filosofiche rilevanti, di argomentare, di cambiari i propri punti di vista sulla base delle buone ragioni.
Ed è per questo che Lipman scrisse a ritroso e creò gli altri racconti del curricolo.
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